Egr. Sig. Assessore,

Le scriviamo questa nota per farLa partecipe della nostra preoccupazione e della nostra posizione nettamente contraria all’ipotesi, contenuta nella Delibera recentemente approvata dalla Giunta, di un trasferimento delle apicalità di Psichiatria dall’area ospedaliera all’area extra-ospedaliera.

Questo è, a nostro avviso, un errore tecnico grave: non si può cancellare, con un colpo di spugna, tutto il percorso culturale maturato nell’ambiente medico e, più in generale, nella collettività, rispetto al ruolo che la Psichiatria riveste nella cura dei disturbi mentali ed in particolare dei disturbi mentali gravi.

La Psichiatria come specialità medica ha molto faticato, per le ben note resistenze legate al modello manicomiale, per essere riconosciuta in quanto tale. Tuttavia ora, dopo più di 20 anni di presenza in Ospedale Generale, possiamo sostenere senza tema di essere smentiti che il ruolo delle conoscenze e della pratica della Psichiatria hanno contribuito, anche nel nostro Paese ed in particolare nella Regione Veneto, a realizzare due obiettivi fondamentali e irrinunciabili in ogni Paese civile:


1) La creazione dei SPDC (attualmente 34 in tutto il Veneto) ha permesso di accogliere i malati mentali in fase di acuzie in strutture dedicate, con personale formato, in grado di affrontare, insieme con il paziente, la difficile (ed alle volte drammatica) fase dello scompenso, all’interno però di una organizzazione e di un contesto dipartimentale, comprendente anche servizi extra-ospedalieri, per poter garantire quella continuità terapeutica che ha costituito, in questi anni, la filosofia di base del modello veneto dei Servizi e del Dipartimento di Salute Mentale.

Dobbiamo ricordare però che l’SPDC è una struttura di complessa gestione, richiede una larga dotazione di personale e che deve garantire l’accoglimento di pazienti in situazioni di crisi non gestibili altrove più in generale, l’elaborazione delle problematiche inerenti quei disturbi mentali che hanno bisogno di un trattamento ospedaliero. In altri termini è necessario effettuare, negli SPDC, atti medici di elevata complessità, sia per chiarire e risolvere problematiche diagnostiche che spesso necessitano dell’intervento altri consulenti (internista, chirurgo, radiologo, laboratorista, etc..) sia per effettuare interventi terapeutici (uso di farmaci i cui effetti devono essere costantemente monitorati) ed altre attività psicoterapiche individuali e di gruppo che garantiscano un’alta continuità terapeutica ed un’ aderenza ai trattamenti non assicurabili lasciando il paziente nel suo domicilio.

2) La presenza della Psichiatria in O.G., dal 1978 in avanti, ha generato una crescente collaborazione, tra pari, degli psichiatri con tutti gli altri Colleghi ospedalieri, nell’ambito di quella che oggi è definita “Psichiatria di Liaison”, o di collegamento. I settori in cui siamo intervenuti sono stati numerosissimi: il campo dei trapianti, della oncologia, della dialisi, del post-infarto, degli interventi chirurgici demolitivi, etc. In ognuno di questi abbiamo collaborato con gli altri Colleghi ospedalieri interessati, ripetiamo tra “pari”, per rendere più facile al paziente una elaborazione del trauma e una ricostruzione del sé; ciò è stato ed è molto apprezzato dagli altri Specialisti ospedalieri, ma soprattutto dai pazienti. Consideriamo questo uno dei più grandi progressi che la pratica della psichiatria ha compiuto nel corso degli ultimi 20 anni.

Noi siamo, quindi, e vogliamo restare, dentro l’Ospedale, non perché ancorati a vecchi schemi di divisione tra Ospedale e territorio (questa accusa proprio non si potrebbe muovere alla psichiatria!), ma perché riteniamo che sia un grave errore tecnico scambiare la psichiatria per generica attività psicosociale, penalizzando o mortificando la dimensione dell’assistenza e della cura medica specialistica ospedaliera. La nostra missione principale è e resta la cura dei malati mentali, e per questo siamo e dobbiamo essere considerati alla stregua di ogni altra specialità ospedaliera.

Non possiamo non sottolineare, altresì, l’incongruenza di quanto previsto nella deliberazione proposta dalla Giunta alla V Commissione, in merito al punto riguardante “l’assistenza psicologica” (pag. 7): ribadiamo che il Progetto Obiettivo Tutela Salute Mentale (DGRV 4080 del 22/12/2000) e le normative nazionali (P.O. T.S.M. Nazionale e Piano Sanitario Nazionale), sanciscono chiaramente che è compito del Dipartimento della Salute Mentale (DSM), attraverso le sue articolazioni, garantire la psichiatria di liaison di cui prima abbiamo parlato. In un nostro precedente documento (che alleghiamo in copia) abbiamo chiaramente enunciato questa nostra posizione.

E’ gravissimo che, nel momento in cui si propone di spostare l’apicalità della Psichiatria dall’area ospedaliera al territorio, si introduca parimenti una figura (per altro non meglio definita nei suoi requisiti) a cui verrebbe affidata “l’assistenza psicologica”: insomma un balzo all’indietro di 30 anni, di nuovo una divisione mente-corpo, di nuovo pazienti considerati come “pezzi” da trattare separatamente: l’esatto contrario del concetto di salute mentale così come concepito dall’OMS; di nuovo la frammentazione; di nuovo la logica del manicomio: gli psichiatri destinati a curare i “matti” sul territorio, gli psicologi intenti a dare “assistenza psicologica” agli altri pazienti, nell’ospedale generale.

Riteniamo che chi ha proposto lo smantellamento delle UU.OO.AA. di Psichiatria portandole in area extra-ospedaliera, non ha tenuto in nessun conto né le modalità storiche che hanno permesso finalmente alla psichiatria italiana (molti anni dopo quella di altri Paesi) di entrare nell’Ospedale Generale né, soprattutto, il significato tecnico che ora la presenza della psichiatria ha per l’Ospedale Generale.

Per tutti i motivi su esposti, chiediamo quindi di abbandonare l’ipotesi di spostare la dotazione delle apicalità della psichiatria al di fuori dell’Ospedale Generale, in modo da evitare di alterare profondamente, nella sua stessa struttura e significato, il DSM, così come esso è previsto nella DGRV 4080/2000.

Il Progetto Obiettivo Tutela della Salute Mentale, approvato alla fine del 2000 dalla Regione Veneto, ha bisogno di essere rilanciato. Ma ciò deve avvenire a partire dalle posizioni raggiunte dall’organizzazione dell’assistenza psichiatrica veneta, non indietreggiando su posizioni esclusivamente territoriali, obiettivamente meno forti delle attuali. Il modello veneto della Psichiatria è da più parti a livello nazionale riconosciuto come esempio da imitare. E’ singolare che proprio la Regione Veneto lo voglia sconvolgere, cancellando gli SPDC (sostituiti da generici “posti letto”) e spostando in toto la Psichiatria in area extra-ospedaliera.

Chiediamo altresì che si proceda allo stralcio del paragrafo inerente alla “assistenza psicologica”, assistenza che va affidata al DSM e agli psicologi del DSM, nelle sue varie articolazioni organizzative e professionali.

Certi della Sua attenzione e di un positivo riscontro, chiediamo di essere convocati, quanto prima possibile, per poter discutere e chiarire le problematiche in oggetto.

Distinti saluti.

Dott. Ludovico Cappellari

Coordinatore Regionale della Società Italiana di Psichiatria (SIP)

 

Dott. Dario Lamonaca

Segretario Triveneto della Società Italiana di Riabilitazione Psicosociale (SIRP).

 

Dott. Alessandro Marcolin

Presidente del Collegio dei Primari Psichiatri e dei Clinici Universitari della Regione Veneto

 

Professor Luigi Pavan

Ordinario di Psichiatria dell’Università di Padova.

 

Professor Michele Tansella

Ordinario di Psichiatria dell’Università di Verona e Coordinatore del DSM di Verona